Per il vicedirettore dello Svimez Rossano è un borgo
E’ l’orgoglio di questa amministrazione comunale, il raggiungimento, come recita una nota istituzionale, “di un risultato storico che rappresenta, senza facili entusiasmi, una pagina importante per la storia di questa nostra città”. E’stata, giustamente, presentata in gran pompa con adeguata conferenza stampa, si tratta dell’attesa inclusione di Rossano nelle ventidue zone franche urbane.
«Zona franca » è il nome di un progetto di riqualificazione sociale ed economica in luoghi, territori dove investire e programmare ricchezza non è poi così agevole o semplice. Da qui, sull’esempio francese, il Governo ha varato una serie di agevolazioni fiscali e tributarie, per sollecitare e stimolare la libera iniziativa. Negozi, piccole imprese, studi associati: tutti possono accedere alle franchigie, purchè investano sul territorio che il Comune avrà individuato e perimetrato. Quelle aree rappresenteranno, dunque, strumenti di contrasto alla disoccupazione, alla delinquenza e alla depressione sociale ed economica del territorio. Ed è stato un lavoro certosino quello condotto dal Comune per arrivare a tale risultato. Tutti entusiasti dunque? Non proprio la doccia fredda arriva niente di meno che dalle colonne del quotato Corriere economia e porta la firma di Luca Bianchi, economista e vicedirettore dello Svimez. Già dal titolo si capisce che saranno dolori, scrive infatti Bianchi: “Il mistero delle zfu”. La lista stilata dal ministero dello sviluppo economico non è senza sorprese secondo l’economista, infatti a fronte della presenza di città come Napoli e Catania risultano stranamente assenti Bari, Palermo e Reggio Calabria. Assenze macroscopiche a dispetto dell’inclusio - ne, e qui si prepara lamazzata per la “Bizantina”, di “aree che certamente si fa fatica a definire urbane, come Rossano (40 mila abitanti), Erice, Mondragone e Iglesias”. Insomma Rossano, per il vicedirettore dello Svimez, non sarebbe una città, ma un borgo al pari della siciliana Erice, (28 mila abitanti scarsi) o della bella campana Mondragone, che di abitanti ne fa “solo” 24 mila o la sarda Iglesias, (27 mila abitanti e rotti). Molti dubbi sollevano dunque i criteri utilizzati secondo Bianchi, per cui in molti casi sono state trascurate proprio le aree per cui lo strumento era stato pensato. Speriamo che i fatti smentiscano l’economista verificando se lo strumento funziona o se ancora una volta la montagna avrà partorito l’ennesimo topolino.
di MITA BORGOGNO



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