Ottava udienza per il processo dell’imprenditore ucciso sul litorale . I fatti di mala raccontati nell’aula bunker di Rebibbia
ROSSANO - Si è spostato momentaneamente nell’aula bunker del carcere di Rebibia, per ascoltare 4 dei 5 collaboratori di giustizia, per la sua ottava udienza ieri mattina davanti alla Corte di Assise di Cosenza, presieduta da Mariantonietta Onorati, giudice a latere Isabella Russi, pubblico ministero Vincenzo Luberto della Dda di Catanzaro, il processo dell’omicidio del quarantaquattrenne imprenditore rossanese Luciano Converso, ucciso con 5 colpi di pistola semiautomatica calibro 9X21, in località Momena sul litorale rossanese davanti a una villetta, il 12 gennaio 2007.
Quattro dicevamo, i collaboratori di giustizia sentiti. Si tratta dei coriglianesi Carmine Alfano, Vincenzo Curato, Giampiero Converso e del rossanese Giuseppe Gallina. In sintesi, i quattro hanno detto e confermato quanto già messo a verbale e conosciuto, e rilevato attraverso le deposizioni del processo in atto denominato “Co - rinan”. Durante gli interrogatori sono emerse alcune contraddizioni, rilevato poi dalla difesa e dalla stessa accusa. Curato in particolare, ha riferito su notizie non acquisite direttamente, ma dette da un compagno di cella rossanese. Ha parlato del locale di Corigliano e del legame con Rossano. Alfano ha confermato degli incontri, i summit che si tenevano per decidere gli omicidi fra Rossano e Corigliano. Diverse le contraddizioni rilevati dalla difesa, che poi saranno specificati nelle discussioni che seguiranno. Converso si è soffermato sui legami fra la locale di Corigliano e quella di Cassano allo Ionio prima che iniziasse la sua collaborazione, per fatti del 2003. Ha poi parlato anche dei dissapori che vi erano fra Nicola Acri e Luciano Converso. Gallina ha nuovamente riferito dell’in - contro avuto in carcere con Gennarino Acri e Massimo Esposito. Questi ultimi due sono poi intervenuti dichiarandosi estranei a quanto detto, anche per quanto attiene le dichiarazioni rese dal Gallina. Hanno dunque specificato di non aver mai avuto nessun contatto con Gallina. Si torna in aula questa mattina, sempre a Rebibia per ascoltare l’ultimo collaboratore di giustizia, il cassanese Pasquale Perciaccante. Tre le persone alla sbarra, tutti del luogo, di cui uno al momento ancora latitante. Si tratta del venticinquenne Gennarino Acri - fratello di Nicola - (difeso dall’avvocato Giuseppe De Marco), del ventisettenne Massimo Esposito (difeso dagli avvocati Giovanni Giannicco e Pietro Pitari), entrambi ritenuti dagli inquirenti i presunti esecutori materiali del delitto, e Nicola Acri (difeso dagli avvocati Giovanni Ginnico, Antonio Sanvito e Leonardo Mazza), attualmente latitante, capo del locale ‘ndranghetistico di Rossano, sfuggito alla cattura. Gennarino Acri e Massimo Esposito si trovavano entrambi in stato di detenzione. In aula era presente solo Massimo Esposito, mentre Gennarino Acri (sottoposto all’art. 41 bis) era collegato in video conferenza dal carcere di Spoleto, dove si trova detenuto, dopo essere stato in un primo momento nella casa di reclusione di Rossano. L’inizio del processo, è stato deciso lo scorso 7 gennaio, a conclusione dell’udienza preliminare, nell’aula penale di Catanzaro, dal gip della Dda di Catanzaro, Adriana Pezzo. A distanza di alcuni giorni dall’omicidio, Gennarino Acri e Massimo Esposito, sono stati i primi a finire nella rete degli inquirenti, aseguitodelle ni, prima in forma anonima e poi esplicitate agli tori dal sacerdote rossanese don Antonio, fratello di Maria Rosaria Oliviero, la donna che aveva con Converso e che avrebbe assistitoal delitto rivelando poi al religioso ciò che aveva visto.
di LAURA SANGIACOMO



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