L’esito delle elezioni è sotto gli occhi di tutti e come era prevedibile il panorama che ne è scaturito è a dir poco raccapricciante e con tante incognite. La causa di tutto ciò è nota ed è da ricondurre alla irresponsabilità di quelle oligarchie che finora hanno condotto i giochi vale a dire PD, FI e Lega con l’approvazione di una pessima legge elettorale nella quale, persino i perdenti sono risultati eletti, il che è quanto dire.

 Veniamo ora alla questione tanto agitata in queste ultime ore se il Pd debba o meno sostenere un governo 5 stelle. Sul punto occorre fare una premessa fondamentale: è il PD ad avere contribuito al varo di questa orrenda legge elettorale ed è più che giusto che esso si assuma l’onere di concorrere ad un percorso istituzionale finalizzato alla verifica delle condizioni per dare un governo al Paese. Mi spiego tale operazione non deve prevedere alcuna corsa alle poltrone con un’ammucchiata tutti dentro ma solo di un confronto serrato, condotto senza pregiudizi e senza sconti dall’esito per nulla scontato. Si è ben consapevoli delle grandi difficoltà che tali passaggi comportano indotte certo da differenze politiche e programmatiche ma soprattutto da un antagonismo che nel corso della campagna elettorale spesso s’e’ spinto sino alla reciproca demonizzazione. La politica tuttavia è l’arte del possibile (al limite dell’impossibile) ma è proprio la buona politica che dovrebbe ispirarsi all’etica della responsabilità in specie quando le concrete alternative potrebbero essere, che so, un governo Salvini propiziato da un manipolo di .…. “responsabili”. Alternativa questa inimmaginabile per un PD, pur geneticamente modificato da Renzi, ma che affonda le sue radici nella tradizione di quei partiti dotati di senso di responsabilità istituzionale. In questa ottica va dunque collocata l’azione del PD: quella di verificare se sia possibile dare un governo al Paese aiutando il presidente della Repubblica a ricercare una soluzione. Quanto alle formule certo non difetta la nostra storia repubblicana: dalla partecipazione organica al governo (torna a ribadirsi da escludere nel nostro caso) sino alla non sfiducia opzione questa che invece appare preferibile. La concreta possibilità della riuscita di questo tentativo si rinviene nel profilo prevalente tra la squadra dei ministri indicati da Di Maio (sul cruciale versante economico, di chiara scuola keinesiana) e taluni punti del programma quale lo stesso reddito di cittadinanza (misura indubbiamente da discutere e rimodulare anche soprattutto sotto il versante della copertura finanziaria) ambiti alla base dei quali c’è comunque tanto sociale il che certo non è estraneo alle politiche di sinistra. Un’ultima notazione sul PD. Sebbene fortemente ridimensionato nei numeri il PD può da questo confronto trarre l’occasione per rigenerarsi ripristinando il suo principale connotato di essere un partito nettamente alternativo al centrodestra dopo la suggestione centrista che ha consentito ai 5 stelle di dilagare. Sul piano organizzativo occorre che si riparta dai territori e ancora di più che quel gruppo dirigente che sino a ieri è stato colpevolmente allineato a Renzi abbia uno la dignità di almeno riconoscere i gravi errori commessi (traendone le dovute conseguenze) diversamente la storia del PD sarà destinata a concludersi ingloriosamente.

Natale Graziano- gia’ iscritto e dirigente PD


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